My guy



Nothing you could say
Can tear me away from my guy
Nothing you could do
‘Cause I’m stuck like glue to my guy

I’m stickin’ to my guy
Like a stamp to a letter
Like the birds of a feather
We stick together
I’m tellin’ you from the start
I can’t be torn apart from my guy

Nothing you can do
Could make me untrue to my guy
Nothing you could buy
Could make me tell a lie to my guy

I gave my guy my word of honor
To be faithful and I’m gonna
You best be believing
I won’t be deceiving my guy

As a matter of opinion I think he’s tops
My opinion is he’s the cream of the crop
As a matter of taste to be exact
He’s my ideal as a matter of fact

No muscle bound man
Could take my hand from my guy
No handsome face
Could ever take the place of my guy
He may not be a movie star
But when it comes to being happy we are
There’s not a man today
Who could take me away from my guy

No muscle bound man
Could take my hand from my guy
No handsome face
Could ever take the place of my guy
He may not be a movie star
But when it comes to being happy we are
There’s not a man today
Who could take me away from my guy

There’s not a man today
Who could take me away from my guy
(Tell me more)
There’s not a man today
Who could take me away from my guy

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INVOLUNTARY SKYPE ART

Boys of Paradise

Non ho ancora capito da che parte stare: questo revival dei 90 più stupidi, quelli dei ciucci colorati, gli smiles e i colori fluo, delle sue mode e soprattutto dell’internet primitivo (le schermate di windows 95, i vecchi modem, le forme geometriche in 3d) è estremamente irritante come tutti i revival, che io schifo e odio, odio e schifo, perché notoriamente si tende a selezionare il peggio dei decenni rendendolo tormentone, come se non ci fosse bastato viverli. 

Ho cercato un po’ di capirci qualcosa e farmi un’idea, e per farlo ho dovuto andare molto indietro, tipo al senso originario di Tumblr. Me ne vergogno terribilmente, ma quando è stata lanciata questa nuova piattaforma di condivisione, ho fatto davvero fatica a capire quale fosse la sua ragion d’essere.

Perché rimbalzare immagini che si trovano online?
Che valore ha una pagina nella quale non c’è assolutamente nulla prodotto dall’utente? 

Queste frasi erano plausibili anche solo due o tre anni fa, mentre ora sono talmente stupide da sembrare finte. Ovviamente il senso è nella definizione di sé stessi attraverso il resto del mondo. Più precisamente, nella definizione di sé stessi attraverso la personale selezione del mare di immagini che si trovano là fuori. Poco importa poi se nella realtà non è così, quel che conta è la percezione di come si appare e di come si vorrebbe apparire.  
Una bella spiegazione la da mr. Gucci Goth (aka una delle celebrities dell’era e dell’estetica tumblr) definendo in questo articolo la differenza tra Internet e Outernet, tra Irl reality e Url reality e tutto quello che c’è intorno, ovvero la compressione del tempo, qualcosa che invece abbiamo iniziato a capire da un bel po’:

We gain masters degrees for writing a thesis based on the idea of The Matrix being about weed and pizza. If I wanted to, I could add Siouxsie Sioux on Facebook. My 14 year old self would be ecstatic at the chance to ‘connect’ so easily with someone whose music shaped a lot of my teen years but at this point technology and changing industry standards has made the void between musician and fan so thin that the idea of a ‘music idol’ is obsolete. Via the medium of dissolving, re-ingesting and mutating our pop culture we’re slowly seeing what the future is going to be like: a looped cycle. Reinterpretations and micro-dissections of trends past and present; life through a sexualization/conceptualization lens, filtered through the digital corporeal….these are the best of times and they are the end of times because they are becoming One Time.

Ci sarebbe da parlare, poi, di come questo frullatore frenetico di immagini, dimensioni, spazi e tempi, si avvicini pericolosamente a qualche tipo di tensione spirituale, ma diciamo che non sono ancora pronta per affrontare tutto ciò.

Per completare la gita però, consiglio l’intervista alla creatrice del tumblr-osservatore sociologico Women as Objects, un giro sugli spazi inesistenti di Hypergeography e nel disagggio sovietico e gay di Jugoslaviana (è NSFW, ve lo dico). 

 Poi mettete a tutto schermo questo video e godetevi il vostro desktop marino.

 

Farewell, goodbye: una boccata d’aria fresca

Qualche mese fa sono stata intervistata da un noto giornalista musicale di una nota testata italiana. Mi chiedeva se il mio blog avesse una redazione fisica, un ufficio con i computer le fotocopiatrici e tutto il resto. Mi domandava molto incuriosito il perché non avessi deciso di vivere come lui, lavorando come giornalista musicale sulle riviste di carta, e quando gli ho fatto presente che per una venti-qualcosenne nell’Italia del 2012 è una missione se non impossibile, quantomeno molto ambiziosa, mi ha risposto con un certo compiacimento sorpreso che dopotutto lui era stato assunto dal giornale italiano di cui sopra quando aveva 25 anni, e ora ne ha 50, guarda un po’.
Mi faceva notare, parlando di magazines e musica e web, che a suo parere le recensioni sono tradizionalmente una cosa da maschi, che devono essere lunghe e dettagliate, e che le ragazze certe cose non le possono proprio capire, che ci vuoi fare.

Questa introduzione non c’entra assolutamente nulla con quello che sto per scrivere, ma era un po’ il mio modo di inquadrare in un panorama più ampio quello che è stato Vitaminic negli ultimi dieci anni: una boccata d’aria fresca. Da qualche parte, in qualche cassetto impolverato del web, ho ritrovato queste righe di descrizione:

Vitaminic.it: vasto sito, di livello internazionale, dove è possibile scaricare una impressionante quantità di musica in mp3 assolutamente legale, in quanto messa a disposizione dagli stessi autori. Molta della musica presente è realizzata da artisti poco conosciuti, anche se non mancano pure i grandi autori. Grande occasione quindi per tutti coloro che desiderano far conoscere i propri lavori musicali, a costo zero.

Dev’esser stato uno di quei siti in cui recensiscono di tutto, anche i siti di recensioni musicali, ma il sensazionalismo nemmeno troppo velato del 2001 è una testimonianza buffa di quanto Vitaminic fosse una risorsa unica in un mondo che ancora non aveva conosciuto Myspace.
Ho iniziato a scrivere lì sopra nel 2007 e, per farla breve, in questi anni mi sono divertita davvero un mucchio (i racconti delle feste e delle sbronze li lascio agli altri). Spero sia piaciuto anche a voi.

(Vitaminic chiude, ma prima vogliamo salutarvi)

Time after time

Time after time
I tell myself that I’m
so lucky to be loving you
so lucky to be
the one you run to see
in the evening when the day is through

I only know what I know
the passing years will show
you’ve kept my love so young, so new

And time after time
You’ll hear me say that I’m
so lucky to be loving you.



(me la ricanto tutte le sere, prima delle lenzuola)

Il consiglio del mese




Mettete su il full screen, alzate le casse a bomba, e sparatevi questo video almeno una volta al giorno.

Il consiglio del mese: Superzelda

Superzelda è il ritratto a fumetti della coppia più spericolata e romantica di quella che Gertrude Stein definì «generazione perduta», ovvero Francis Scott e Zelda Fitzgerald.
E’ un’assoluta ficata e vi consiglio proprio di comprarvelo e regalarlo in giro.

 

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Il mio anno in immagini


(Clicca sulle foto per vederle in grande e leggere la descrizione)

Good evening ladies and gentleman. Uhm, urgh.

Anche se faccio schifo in matematica e non mi ricordo mai niente con precisione, penso di poter essere abbastanza sicura dei seguenti fatti: in un mese non meglio precisato del 2003 avevo sedici anni, frequentavo il terzo anno di un liceo di provincia, e leggevo ed ascoltavo Polaroid un po’ come se fosse la mia personale Eldorado.

Negli anni a venire gli articoli, i podcast e i nastroni confezionati e pubblicati su quelle pagine sono stati molto preziosi e mi hanno accompagnato davvero in un sacco di momenti: dai pomeriggi passati a fare i compiti e vagare a piedi per le colline qui intorno (ancora senza patente), a quando abitavo a Tunisi ed ascoltavo il podcast la domenica a passeggio tra le villette di Cartagine e il mare, poi tutte le mattine di treno che mi portavano all’Università dall’altra parte di Roma, tutte le estati passate in giro per festival in Europa, o ancora quella volta (memorabile) che mi ritrovai a letto con un ex e scoprii alla fine che lui aveva messo su un nastrone di polaroid che evidentemente avevo lasciato nel suo pc anni prima.
A questi ci sarebbe da aggiungerne davvero a decine, ma un po’ per mancanza di tempo e un po’ per pudore (d’altronde i blog non servono più per questo genere di cose, no?) mi fermo qui.
Era solo per ricordare a me e a voi che quest’anno Polaroid compie dieci anni, e grazie al cielo è ancora lì, e anzi è tornata anche La Laura. Se non l’avete mai ascoltato potete iniziare ora, i podcast sono tutti qui, e se abitate nei dintorni di Bologna li trovate ogni mercoledì sera su Radio Città del Capo.

Insomma, adesso che ho quasi 25 anni sono contenta che Enzo non si sia iscritto in palestra, e comincio a capire solo ora quella «sensazione che quanto è successo anche solo la settimana scorsa sia roba di dieci anni fa».
Coupland, in fondo, non si è inventato niente.

video

I wake up every day

feeling the same way

I gotta go to work

then hurry home

got to go to work

then hurry home

oh every day is just the same

oh every day is just the same

is just the same

oh misery a place in me

oh misery a place in me

when we were seventeen

our life was like a film

when we were seventeen

the sky was always tangerine

we ran through streets at night under the starlight

we ran through streets at night

when we were winning

and wild was the world

and wild we burned

we were kings of the streets

not yet beaten by defeats

but now it’s hard to see

through a fog of memories

but I remember

when we were winning